L'economia globale che salva l'industria - di Loretta Napoleoni

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http://static.internazionale.it/assets/img/authors/88.jpgLe vicende di due imprese, la svedese Electrolux e l'italiana - anche se ormai solo di nome - Fiat, ben riassumono il tetro paesaggio della produzione industriale italiana. Prima di commentare i destini stranamente incrociati di queste due società, però, è bene riportare l'ultima analisi dell'Ocse secondo cui, nonostante la caduta della produzione industriale, il costo del lavoro in Italia è salito. Dal 2000 è aumentato del 36,2 % contro l'11,4 della Germania ed il 25,2 della Spagna. I motivi sono tutti imputabili alle tasse.
Sullo sfondo di questo surreale scenario si svolge lo scontro tra gli operai ed i sindacati ed il management dell'Electrolux. Il problema è il costo di produzione della fabbrica del Friuli, troppo elevato rispetto ai concorrenti turchi ed asiatici, che ormai hanno invaso il mercato mondale. Per questi motivi l'Electrolux negli ultimi anni si è vista costretta a chiudere dozzine di fabbriche, provocando proteste anche in Germania ed in Francia.
Negli ultimi dieci anni il settore degli elettrodomestici, un tempo all'avanguardia in Italia, si è dimezzato. La domanda interna è crollata, i profitti sono scesi e la produzione si è spostata nell'Europa dell'Est. Per mantenere in vita la fabbrica, il management dell'Electrolux propone tagli a salari e benefici che, secondo i sindacati, corrispondono ad una riduzione monetaria mensile del 40 %. Troppo per sopravvivere, visto che gli operai italiani al netto delle imposte percepiscono gli stipendi più poveri d'Europa.
Anche la Fiat, che Marchionne ha ribattezzato Fca, Fiat-Chrysler Automobile, sostiene di essere stata costretta a lasciare l'Italia per questi motivi. La nuova società, col nuovo marchio, avrà sede in Olanda e pagherà le tasse in Gran Bretagna, le fabbriche più efficienti si trovano negli Stati Uniti ed appartengono alla vecchia Chrysler. È grazie ai profitti di questa, infatti, che il gruppo rimane a galla; altrimenti le perdite nette nel 2013 sarebbero state del 15 % più alte, pari a più di 900 milioni di euro, 1,1miliardi di franchi. Marchionne non ha ancora cambiato lo storico motto che tanto piaceva all'avvocato Giovanni Agnelli: "Ciò che è bene per la Fiat è anche bene per l'Italia", ma per coerenza lo dovrà fare al più presto.
La questione Fiat si è risolta grazie al grande salto della globalizzazione: né il governo, né i sindacati, né il management sono stati in grado di abbattere quel cuneo fiscale che in Italia gonfia il costo del lavoro e allo stesso tempo sgonfia quello dei salari. È probabile che Electrolux segua l'esempio della Fiat e lasci il Paese. Un'impresa che, a differenza dell'ex marchio torinese, non comporterà la riformulazione del proprio motto.

Fonte: www.caffe.ch

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