L'arma anti Putin è a Londongrad - di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://static.internazionale.it/assets/img/authors/88.jpgLa retorica antirussa degli ultimi giorni fa tornare in mente quella anti sovietica degli anni della guerra fredda. Da una parte il capitalismo puro del libero mercato, sposato alla democrazia, e dall'altra il comunismo oppressivo del totalitarismo sovietico. Peccato che oggi non sia più possibile vendere all'opinione pubblica una contrapposizione così netta e semplice. Il destino finanziario dei centri strategici occidentali, primo fra tutti la City di Londra, dipende dalle sorti degli oligarchi russi, che in massa si sono riversati nella capitale britannica per spendere le fortune accumulate, e mantenute, grazie ai favori reciproci scambiati con il Cremlino. 
In realtà la Russia che Vladimir Putin sta ricreando è quella zarista e la sua aristocrazia ha scelto Londra, come quella vecchia scelse Parigi, quale base finanziaria.
Pochi numeri illustrano questa situazione. 110 miliardari russi controllano il 35 per cento della ricchezza nazionale, gran parte di questa è custodita all'estero, in particolare a Londra. Ciò spiega perché il reddito medio russo, quello compreso tra i più ricchi ed i più poveri, era nel 2013 pari ad appena 870 dollari l'anno. Londra, ribattezzata Londongrad, è ormai una colonia russa tanto che tra le barzellette che circolano sulla crisi in Crimea c'è quella che prevede un intervento armato ed un referendum per l'annessione di Londra alla Russia. Referendum indetto da Putin per proteggere gli interessi della maggioranza degli abitanti della capitale, tutti di etnia russa e non più anglosassone.
Ai tempi dell'Unione Sovietica la situazione era completamente diversa, perché la ricchezza di quella nazione non era custodita in Occidente, ma soprattutto perché l'élite sovietica viveva in Russia. Che significa tutto ciò? Che l'Europa ha in mano un'arma che prima non aveva: può privare questa élite dei privilegi che gode in Occidente, congelare le sue ricchezze e costringerla a deporre il nuovo zar. Naturalmente questa strategia produrrebbe il fuggi fuggi da Londra anche dei super ricchi di altre nazioni. Chi potrebbe assicurare i cinesi che lo stesso trattamento non verrà loro riservato in circostanze simili? E qui ci troviamo di fronte al grande dilemma di sempre: valgono di più i principi democratici e di libertà o il denaro? Putin, che è una vecchia volpe, è certo che la risposta sia il denaro e forse anche per questo sembra ignorare le minacce europee e degli Usa. Ma in questa crisi post guerra fredda ancora non è stata detta l'ultima parola. Tutto è ancora possibile, chissà, forse anche un miracolo diplomatico.

Fonte: www.caffe.ch

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