Italia più povera: una famiglia su cinque vive nell’indigenza assoluta

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://italian.irib.ir/media/k2/items/cache/ce625e25b43552b15ef90e9ea22599c6_XL.jpgPovera, povera Italia. I dati del rapporto Istat “La povertà in Italia” rappresentano un Paese in discesa libera: una famiglia su cinque soffre la povertà. Sono 9 milioni 563 mila i poveri relativi in Italia, ossia il 15,8 per cento della popolazione.

A vivere in povertà assoluta sono ben 4 milioni 814 mila persone: ciò significa che l’8 per cento della popolazione non è in grado di acquistare beni e servizi per una vita dignitosa.

Alcuni dati - Triste e preoccupante record, che segna un vistoso peggioramento rispetto agli anni precedenti: un aumento di 2,3 punti percentuali nella povertà assoluta rispetto al 2011 si traduce in una situazione rovinosa soprattutto per giovani e famiglie numerose, in particolare nel Mezzogiorno, dove si rileva una concentrazione maggiore dei più poveri. Si tratta di 2 milioni 347 di persone – quasi la metà dei poveri assoluti – contro 1 milione e 58 mila del 2011. Le regioni che soffrono maggiormente la povertà sono Sicilia, Puglia e Calabria, rispettivamente al 29,6 per cento, 28,2 per cento, 27,4 per cento. Tra le regioni che, al contrario, sentono di meno il peso dell’indigenza, Trento (4,4 per cento), Emilia Romagna (5,1 per cento) e Veneto (5,8 per cento). Ancora, rispetto al 2011, l’incidenza di povertà assoluta tra i soli minori è aumentata dal 7 per cento al 10,3 per cento, mentre si accentua la difficoltà per le famiglie numerose (in quelle con cinque componenti, dal 12,3 per cento al 17,2 per cento) oppure monogenitori (dal 5,8 per cento al 9,1 per cento). In relativo miglioramento, solo la condizione degli anziani  soli, con un’incidenza che passa dal 10,1 per cento all’8,6 per cento, grazie al reddito da pensione.

Le reazioni – Ci vuole “molto più coraggio per sconfiggere la povertà”, secondo la Fondazione Zancan, centro di studio e di ricerca che opera da tempo nell’ambito delle politiche sociali. Per Francesco Marsico, vicedirettore vicario della Caritas Italiana, “l'aumento di tutti gli indici insieme è un fatto inedito”, richiamando il governo ad occuparsi della questione senza rimandare né usare mezzi termini per definire il nocciolo del problema: la povertà, la miseria, l’indigenza assoluta. Per il presidente nazionale Acli, Gianni Bottalico, “occorre frenare la perdita di posti di lavoro, attraverso un piano industriale capace di rilanciare la produzione in Italia e di valorizzare le professionalità, ed occorre intervenire sul piano fiscale con nuove detrazioni per dare ossigeno alla capacità di spesa delle famiglie, prima che i numeri del disagio sociale, ed in particolare quelli relativi alla povertà assoluta, risultino ingestibili politicamente e per sboccare la dinamica dei consumi, a cui sono appese le possibilità di ripresa”.

L’iniziativa – “La povertà è oggi una delle forme più avanzate di schiavitù, perché basata su un furto di umanità e di futuro”: si tratta dell’undicesimo principio che dichiara illegale la povertà. Questi principi sono inclusi nel manifesto dell’iniziativa globale Banning Poverty 2018 –dichiariamo illegale la povertà. Si tratta di un movimento che agisce per tappe, eventi, convegni, che si snodano a livello internazionale ed intendono porsi l’obiettivo di dichiarare, appunto, illegale, la povertà nel mondo, tramite l’abrogazione di leggi, cambiamento delle istituzioni, riappropriazione e diffusione di pratiche sociali e collettive. Alla base di tutto, c’è l’idea che la povertà derivi da precisi fattori che operano diffusamente e negativamente nelle società di tutto il mondo, tra cui una cultura delle diseguaglianze, lo smantellamento del Welfare, la privatizzazione del potere politico, la mercificazione dei beni comuni e collettivi.

Fonte: liniziativa.net

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