Italia 2014: la ricchezza è affare di pochi - di Francesco Benedetti

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http://www.ilprimatonazionale.it/wp-content/uploads/2014/01/ricchi-300x286.jpgQualche anno fa statistiche di questo genere le riportavano le associazioni umanitarie parlando di qualche paese dell’Africa. Invece questi dati sono riferiti proprio al nostro Paese, nel quale la forbice tra ricchi e poveri si sta allargando a dismisura. E così l’Italia si allinea pericolosamente a modelli non proprio esemplari, come l’India o il Bangladesh, dove una ristretta élite di ricchi gestisce la maggior parte del patrimonio economico.  Partiamo da alcuni dati, riportati dalla Banca d’Italia.

La ricchezza media delle famiglie italiane è calata in termini reali del 6% dal 2007. Il dato sembrerebbe tutto sommato poco grave, se non fosse che il calo in questione ha investito in particolar modo le classi medie, determinando per queste un calo medio nel potere d’acquisto nell’ordine del 25%. Segno opposto invece per i ricchi, che hanno visto il loro potere s’acquisto addirittura aumentare. Poi ci sono i poveri e i poverissimi, per i quali il calo è stato inferiore rispetto alla classe media, ma naturalmente più incidente. A fronte di una perdita di circa dieci punti percentuali, per la maggior parte delle famiglie che già nel 2007 galleggiavano appena sopra il livello di povertà, tanto è bastato per spalancare a molte di loro le porte del tunnel dell’insolvenza. Ad oggi, quindi, il 3% delle famiglie non è in grado di far fronte nemmeno alle spese più elementari, come cibo, vestiti e bollette.

La distribuzione della ricchezza, si legge nel rapporto della Banca d’Italia, è caratterizzata “da un elevato grado di concentrazione”. I dati sono simili a quelli di un paese in via di sviluppo, se è vero che la metà più povera delle famiglie italiane detiene il 9,4% della ricchezza totale, mentre il 10% più ricco ha il 45,9%.

Cosa salva il nostro popolo dalla povertà? Per il momento a fare da cuscinetto rimangono i sempre più erosi capitali costituenti la cosiddetta “ricchezza netta”: immobili, risparmi, terreni, rendite, accumulati nei decenni dalle passate generazioni e contribuenti a mantenere gli italiani in linea con la ricchezza di altri paesi europei più dinamici. Le famiglie italiane risultano anche «relativamente poco indebitate», con un ammontare dei debiti pari al 71% del reddito disponibile (in Francia e in Germania è di circa il 100%, negli Stati Uniti e in Giappone del 125%, in Canada del 150% e nel Regno Unito del 165%).

Fonte: ilprimatonazionale 

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