Il programma renziano sotto le lenti dell`eurocrazia - di Lorenzo Moore

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

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Vigilia di primo esame diretto europeo per il governo Renzi, tra un sabato a Parigi, dal presidente francese Hollande,  un lunedì dalla “giudice-cancelliere” di Berlino Angela Merkel e una due giorni – il 20 e il 21 – di vertice di capi di Stato e di governo dell’Ue.
Come noto, nel suo insieme, la Troika Fmi-Bce-Ue (peraltro proprio in queste ore “sanzionata” dal Parlamento europeo che ha sottolineato il grave effetto sociale delle misure di rigore da questa attuata nei confronti dei Paesi più deboli) ha fin qui riservato al neopresidente del Consiglio italiano un’accoglienza discreta, ma con riserva. Se dalla Commissione – il governo non eletto dell’eurocrazia di Bruxelles che opprime l’economia e la vita delle nazioni – è giunto una mezza “via libera”, dalla Bce è giunta al contrario una mezza “via negata” e ora l’ultima parola toccherà al terzo convitato del superpotere mondiali sta, il Fmi.
Non a caso Berlino, per voce del portaparola della stessa Merkel, ha sottolineato “l’ambizione” del piano di Renzi presentato mercoledì alla stampa. Anche Berlino, insomma, vuol ben capire dove l’Italia troverà le “coperture” per procedere agli sgravi fiscali sugli stipendi ai lavoratori, sugli sconti di imposta (Irap) alle imprese e sulle varie sfavillanti proposte avanzate dall’ex sindaco ora presidente del Consiglio.
Un esame lecito, dove non sarà possibile né ricorrere alle slides, né ai pesci rossi, né alle battute già riservate alla stampa e alla trasmissione-guida della disinformazione italiana, “Porta a porta”.
E così si potranno (con qualche ben programmato ritardo) conoscere - grosso modo, naturalmente: agli italiani non è dato sapere di più – come la mano destra dello Stato regalerà ai cittadini i vari contentini pre-elettorali e dove la mano sinistra imporrà altre tasse “invisibili” (pensiamo a quelle locali, ai prelievi sulle pensioni, alle tariffe; non certo all’unica tassa giusta, quella che aumenta il prelievo sulle rendite finanziarie) per recuperare tali regalìe e arraffare qualche denaro in più dalle tasche dei cittadini in attesa delle utopiche “riforme della spesa pubblica”.
Comunque andranno gli esami  dell’eurocrazia, è manifesto che il programma renziano non potrà che rilevarsi acqua di mare in un secchiello bucato.
I vincoli del rigore imposti da Maastricht e dagli altri trattati iperliberisti che condizionano lo sviluppo della nazione, la cancellazione della nostra sovranità economica, finanziaria, monetaria, politica e militare, non sono delle catene spezzabili con dei ritocchi o dei fondo-tinta.
Occorre un atto di forza per far respirare il popolo italiano.
E tale atto non può che avere come bandiera il ripristino, il recupero dell’indipendenza, della sovranità nazionale.
Senza il controllo dell’emissione del denaro (l’euro è di fatto una moneta emessa da banche private a debito dei cittadini e a credito degli stessi enti finanziari che ne detengono il potere di conio), ogni ipotesi di “finanziabilità dello sviluppo” rimane peregrina.
Senza una banca nazionale pubblica che sia garante – direttamente – dei finanziamenti all’economia: alle imprese, al lavoro, alle famiglie, le speranze di “ripresa” si tramutono in chimere.
Senza un rapido, intenso, massiccio, sostegno al lavoro, alla produzione, al consumo anche sociale, le elemosine immaginate come volano di sviluppo restano tali.
Senza la ricostruzione di un contratto sociale tra cittadini che debba prevedere sia il blocco dell’immigrazione di schiavi a basso costo e sia netti limiti alle concentrazioni e alle politiche di delocalizzazione delle imprese, per tutelare il lavoro italiano, il prodotto nazionale, le “riformette” alla Renzi servono soltanto a prolungare di qualche giorno l’agonia di un intero popolo.
Senza una battaglia per l’indipendenza dai diktat finanziari, monetari, politici, sociali e militari di chi comanda a Wall Street e alla City, la fine dell’Italia è segnata.
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