Il "lavoro giovane" è sempre più mobile - di Giorgio Carrion

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://new.caffe.ch/media/2013/11/20995_3_medium.jpgVa' dove ti porta il lavoro. Perché è finito il tempo dell'impiego sotto casa, della rassegnata sicurezza che annulla ogni desiderio. Oggi se un giovane vale, ha voglia e un pizzico di sana ambizione, può trovare porte aperte a migliaia di chilometri da casa. E dunque capita che un ragazzo di Bellinzona trovi un posto in Asia, o che uno di Lugano venga assunto in Svezia. Con le frontiere che cadono come le pedine di un domino, tanti giovani con fresca laurea in tasca o un buon mestiere, finiscono nella rete di chi è a caccia di talenti.
"La mobilità - spiega il sociologo Sandro Cattacin che su questo tema ha scritto un saggio - ha innanzitutto mutato lo scenario. Oggi non ci si muove più come nel dopoguerra quando si partiva, si arrivava in un luogo, si trovava lavoro e si metteva su famiglia. E da lì cominciava una nuova vita". Oggi questa sedentarizzazione della vita lavorativa non esiste più, soprattutto per chi è qualificato. "Capita di lavorare in città di Paesi differenti nel corso della vita. Poi - aggiunge Cattacin - è cambiato il contesto: le società dove si emigra non sono più identificabili come Paesi d'accoglienza e di avvio. Ora è possibile che un ticinese trovi un posto d'ingegnere in Angola".
Una delle chiavi d'accesso al nuovo mondo del lavoro è il network Eures, la rete europea dove s'incrociano domanda e offerta, e alla quale aderiscono 32 Paesi, Svizzera compresa che ha messo on line la richiesta di quasi seimila figure professionali. Su Eures hanno scommesso più di 30mila datori di lavoro. E ad Eures si è rivolto, ad esempio, Gianmarco Nardone (vedi intervista sotto) che ora lavora a Belfast con uno stipendio d'ingresso di 2'400 franchi circa. Meno di un mese tra contatto e assunzione.
Al contrario della Svizzera, molti Paesi dell'Europa del nord, Svezia, Norvegia e Inghilterra in prima fila, fanno a gara a contendersi manodopera qualificata. Anche infermieri, veterinari, informatici, analisti chimici e cuochi sono molto richiesti. Ma con la decisione del Consiglio federale dell'aprile scorso che prevede il contingentamento dei permessi B per lavoratori immigrati dai Paesi dell'Ue, i meccanismi di reclutamento come Eures potrebbero incepparsi. E dire che proprio Basilea aveva ospitato nel 2012 la prima Fiera Eures.
"In Svizzera permane la carenza di professionisti specializzati, specie ingegneri - osserva Pierluigi Telleschi, presidente cantonale dell'Associazione degli studenti del Politecnico di Zurigo -. Anni fa verificai che all'Ethz s'erano laureati solo sei ingegneri idraulici, in un Paese di dighe e turbine elettriche. Ci sono società di progettazione, anche in Ticino, che cercano per anni personale qualificato. Dall'Italia abbiamo ricevuto numerosi curriculum, ma pochi parlano le lingue, e quasi mai il tedesco". Telleschi, che è stato amministratore delegato di Ingegneria Maggia, sottolinea come "la concorrenza fra laureati svizzeri che devono completare la formazione e già formati italiani, si è acuita. Perché le nostre imprese non possono o non vogliono più investire in formazione".
Resta da capire come il contingentamento scattato il 1° giugno possa conciliarsi con le esigenze di mercato. Da un'indagine di Swiss Engeneering è emerso che nel 2011 in Svizzera c'era un fabbisogno insoddisfatto di 14.088 ingegneri (di cui 3.688 informatici). Dove prenderli se non all'estero?
Fonte: www.caffe.ch
gcarrion@caffe.ch

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