Gli ultimi forzieri di chi fugge dal fisco - di Mauro Spignesi

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://new.caffe.ch/media/2014/01/21447_9_medium.jpgSono uno spicchio, un appiglio, l'ultimo rifugio per incorreggibili maratoneti in fuga dalle ganasce del fisco. Terre di mezzo, isole del tesoro dove insieme alle merci che vanno e vengono trattengono quadri, denaro contante, beni preziosi e perfino vini pregiati. A Ginevra come a Chiasso e Stabio, i punti franchi sono un'eccezione nei sistemi doganali e fiscali, dove non ci sono ritenute e neppure fatture Iva. Un'eccezione cui si aggrappa, in fasi storiche ed economiche piuttosto movimentate, anche chi vuole nascondere o proteggere qualcosa del suo patrimonio e vede in questi luoghi una sorta di paradiso fiscale dietro casa, come accade con gli italiani. I punti franchi con la politica del "denaro pulito" e della trasparenza che sta rivoluzionando i rapporti tra banche e clienti, sono ritornati d'attualità.
Quello di Chiasso esiste dal 1920, mentre nel 1961 è nato quello di Stabio. Quello di Ginevra, il più grande nella Confederazione dove ogni tanto spuntano opere d'arte o reperti archeologici, è stato istituito addirittura nel 1888. Qui non esistono soltanto piattaforme per l'import-export, ma anche locali protetti (non grandi, per la verità) per depositare in custodia merce di valore. Forzieri esentasse. Una variante rispetto allo scopo originale di questi spazi doganali speciali, creati nel tempo per tenere in sospeso merci che poi prendono rotte internazionali e pagano i tributi.
Ultimamente, come ha raccontato un reportage del quotidiano italiano la Repubblica partendo da Chiasso, "i punti franchi sono sempre più affollati". Chi vuol nascondere patrimoni, è questo il trucco, trasforma i liquidi in lingotti d'oro o in altri oggetti di valore e li mette da parte per un po', li tiene in stoccaggio, in stand-by per proteggerli, in attesa di tempi migliori. "Ma io credo poco, anzi non credo affatto che nei punti franchi si possano conservare contanti", spiega Davide Bassi, portavoce delle Guardie di confine. "Noi - riprende Bassi - in questi spazi interveniamo quando vengono effettuati controlli particolari o operazioni antidroga, e lavoriamo in stretta collaborazione con il gruppo antifrode della Dogana".
Se i ricchi del mondo fanno rotta sui punti franchi, non lo fanno soltanto in Svizzera. Perché queste zone di extraterritorialità fiscale, esistono un po' dovunque. E non soltanto in Paesi come Singapore, Shangai o Principato di Monaco. Ma anche in Italia e Inghilterra, oltre che in Francia, a Bordeaux, dove c'è un deposito di vini pregiati che appartengono a ricchi di tutto il mondo. Poi ci sono i punti franchi negli aeroporti che offrono anche cassette di sicurezza. E teatro spesso di operazioni di import ed export di preziosi, come i diamanti. "E noi anche qui facciamo dei controlli, non certo sistematici - spiega ancora Davide Bassi -, altrimenti si rallenterebbe troppo il movimento delle merci, ma a scandaglio".
Che nei punti franchi passino anche oggetti di valore non è un segreto per nessuno, anche se chi li gestisce garantisce la massima discrezione. "Nel punto franco si può tenere, tanto per fare un esempio, un quadro di Picasso, importandolo attraverso una agenzia di spedizioni, che magari deve andare in qualche Paese per una mostra o per essere venduto", spiega ancora Bassi: "Vengono espletate tutte le formalità doganali, ma non si paga Iva o altro. Soltanto quando l'opera esce dai cancelli del punto franco allora, e soltanto allora, si dovrà garantire il pgamento dei tributi".
Fonte: www.caffe.ch
mspignesi@caffe.ch
@maurospignesi

Commenta il post