Ed è caccia al tesoro Nordafricano - di Ezio Rocchi Balbi

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://new.caffe.ch/media/2013/09/20583_3_medium.jpgA due anni dalla Primavera Araba il valore dei beni degli ex dittatori individuati e congelati dai governi stranieri corrisponde a poco più di un miliardo di franchi, e più di tre quarti di questo "piccolo" capitale sono dichiaratamente custoditi in Svizzera. "Piccolo", perché un'inchiesta del settimanale britannico The Economist rivela come, oltre a rivoluzionare i governi dell'intero nord Africa,  la rivolta ha scoperto solo la crosta di un ingente patrimonio   di fondi pubblici saccheggiati dai vecchi leader e dai membri del clan che li circondavano. Per quanto avvolte dall'oscura segretezza della finanza off-shore, le stime del bottino indicano infatti svariate decine di miliardi di franchi. Il vecchio generale Sani Abacha, dittatore negli anni '90 della Nigeria, con i suoi 5-8 miliardi di dollari rubacchiati è un dilettante rispetto all'egiziano Mubarak, a cui viene accreditato di un patrimonio di 70 miliardi, accumulato in trent'anni di ladrocinii ad opera sua e dei suoi familiari ai danni del Paese.
Nonostante il luogo comune che vuole la Confederazione patria mondiale del "denaro sporco", la Svizzera è stato il primo Paese a congelare i beni egiziani, meno di un'ora dopo le dimissioni di Mubarak. Non solo, lo stesso settimanale inglese ricorda che,  secondo il diritto svizzero, gli ex regimi corrotti possono essere classificati come "gruppi criminali organizzati". Cosa che consente giuridicamente di invertire l'onere della prova.  E  si  sottolinea anche  che una nuova legge, che dovrebbe essere approvata entro il 2015, consentirà di snellire ulteriormente il processo di rimpatrio dei beni trafugati e nascosti in Svizzera. A Valentin Zellweger,   capo della Direzione del diritto internazionale pubblico della Cancelleria federale, viene tributato il riconoscimento dei suoi sforzi nel costruire la fiducia con le controparti arabe. "Se c'è un problema, se ne parla - ha dichiarato lo stesso Zellweger -. Ci siamo pure scambiati i rispettivi numeri di cellulare".
In realtà, e nonostante tutti gli sforzi diplomatici, rientrare in possesso del maltolto, almeno dei patrimoni conosciuti e già individuati dalle autorità dei vari Paesi "cassaforte", non è facilissimo; e per i miliardi su cui la documentazione è vacillante è addirittura un'impresa titanica. E non tutti i Paesi, nonostanti roboanti dichiarazioni di collaborazione assoluta, aiutano i nuovi governanti nordafricani a rientrare in possesso dei patrimoni illegalmente trafugati. I pubblici ministeri egiziani, ad esempio, dopo aver condannato in contumacia l'ex ministro del Commercio e dell'industria Mohamed Rachid (rifugiato a Dubai) l'hanno depennato dall'elenco dei ricercati dopo aver ottenuto "solo" 15 milioni di sterline egiziane a titolo di rimborso  (circa 2 milioni di franchi), e nonostante tutte le negoziazioni non sono riusciti a mettere le mani sui capitali di Hussein Salem, il businessman amico di Mubarak che si è arricchito acquistandobeni industriali a prezzi irrisori. La Spagna, dove Salem vive, ha finora rifiutato di estradarlo.
Secondo The Economist, invece, e con i buoni uffici della Confederazione, la moglie dell'ex leader egiziano,Suzanne Mubarak, si siederà al tavolo degli accordi  per la restituzione di una forte somma (sconosciuta l'entità) parcheggiata in una fondazione elvetica da lei controllata. Una collaborazione che non si riscontra, invece, nel Regno Unito, dove sono stati individuati proprietà e capitali riconducibili sia al clan dell'ex dittatore libico Gheddafi, sia di Mubarak e compari. Centinaia di milioni di franchi che Londra ha evitato di prendere in esame, se non dopo un mese dalla rivoluzione che ha spodestato Mubarak .Giusto il tempo per i parenti dell'ex presidente e altri 18 loro soci  di spostare i soldi altrove. Solo negli ultimi tre mesi, secondo il governo egiziano,   la Gran Bretagna ha rifiutato 15 delle 25 richieste di assistenza. I funzionari britannici sostengono di aver semplicemente chiesto ulteriori informazioni. Fatto sta che tra leggi, interpretazioni trasversali della giustizia penale, civile e amministrativa, stuoli di avvocati e strutture finanziarie create in giurisdizioni che offrono il segreto (vero) , la strada per recuperare il bottino è un labirinto. Una relazione della Banca Mondiale e dell'Onu ha contato almeno 29 "ostacoli" da superare. Solo Stati Uniti e Svizzera, finora, hanno creato task force di esperti per  facilitare la raccolta di prove e la stesura di richieste di mutua assistenza.

Fonte: www.swissinfo.ch
erocchi@caffe.ch
@EzioRocchiBalbi

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