Belle le bolle... peccato che scoppiano - di Roberto Marchesi

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1378985875.jpgDa quando esiste il sapone, i bambini di tutto il mondo hanno imparato a fare le bolle, e a farle crescere grandi, sempre più grandi, fino a farle scoppiare. Di solito i bambini non vorrebbero farle scoppiare, vorrebbero farle crescere sempre di più, ma inevitabilmente ad un certo punto le bolle scoppiano, ed è impagabile l’espressione stupita dei bambini quando questo avviene la prima volta.

 

Ma il gioco finisce qui, perché al giorno d’oggi esiste un altro tipo di bolla, quella finanziaria, che si comporta sul piano fisico esattamente come quelle che divertono tanto i bambini, ma al contrario di quelle quando queste scoppiano fanno piangere un sacco di persone, tutte adulte, coinvolgendo intere nazioni e persino continenti.

 

Paul Krugman, il premio Nobel per l’economia del 2008, titola un suo recente articolo sul New York Times “Questa epoca di bolle”, riferendosi appunto al sempre più rapido formarsi di “bolle” finanziarie sia nelle economie dei paesi industrializzati che, più recentemente, in quelle dei paesi dalle economie emergenti.

 

L’evoluzione dei mezzi tecnologici ed elettronici e la contemporanea riduzione delle regole sulla libera circolazione delle monete e dei prodotti finanziari, avvenuta negli ultimi trent’anni circa, hanno creato le condizioni per il rapido formarsi di bolle finanziarie di proporzioni globali, il cui scoppio, in campo finanziario, è l’equivalente di un potente maremoto.

 

Il primo, di livello globale, lo abbiamo visto nel 2008, il prossimo ... è solo questione di tempo.

 

Dice Krugman: “Nell’arco di un solo paio di generazioni siamo stati testimoni non solo dell’attuale bolla finanziaria, ma anche della bolla del “tecnologico” a inizio secolo, e prima di quella, della bolla asiatica negli anni 90, e di quella degli immobili commerciali americani negli anni 80. Ma le cose non sono sempre state così. Gli anni 50 e 60, e persino i problematici anni 70, non sono mai stati così proni alla formazione di bolle finanziarie di dimensioni globali. Dunque, cosa è cambiato?”

 

La risposta la dà in fondo al suo articolo, ma è sufficiente prestare attenzione alle dichiarazioni che quotidianamente fanno i vari politici per accorgersi come essi usino le crisi per palleggiarsi le colpe tra di loro piuttosto che per trovare davvero il modo di limitare i danni che ricadono sulle popolazioni.

 

“Qualcuno”, sono sempre parole di Krugman, “crede di far risalire la responsabilità della lentissima ripresa economica ai colossali interventi finanziari e monetari operati dalla Federal Reserve americana” (che aumentando il debito statale terrebbe lontani i risparmiatori ndr) “ma la Fed sta solo facendo il suo lavoro di contenimento della crisi, e lo può fare solo abbassando i tassi, stampando moneta e acquistando il debito in circolazione. Tutto questo farebbe supporre, come paventano molti, un impennarsi dell’inflazione, ma così non è stato. L’inflazione è praticamente assente in questa crisi. I tassi bassi della Fed hanno però invogliato molti investitori a cercare altri luoghi dove investire, per guadagnare di più. È stato così che enormi flussi finanziari si sono spostati dai paesi industrializzati colpiti dalla crisi verso i paesi cosiddetti “BRIC” (Brasile, Russia, India, Cina) facendo perciò mancare ai paesi in crisi molto ‘ossigenò necessario alla ripresa.”

 

Ad una analisi più attenta è quindi possibile individuare la causa principale della “Grande Recessione”, e delle crisi successive agli anni 80, non nelle politiche difensive delle banche centrali ma nella dissennata deregolamentazione delle operazioni finanziarie, operata dai politici, iniziata appunto negli anni 80.

 

Dice Krugman: “La rimozione dei controlli sui movimenti di capitali, sia interni che intorno al mondo, è la causa principale della formazione di queste immense bolle finanziarie. Quando alle banche e alle imprese finanziarie viene lasciata completa (o quasi) libertà di movimento, il risultato può solo essere questo: il passaggio da una crisi all’altra!”.

 

La prossima crisi è quella che ha già cominciato a colpire proprio i paesi Brics. È bastato l’accenno, nel luglio scorso, da parte di Ben Bernanke, capo della Fed, ad uno stop nell’acquisto del debito e ad un probabile rialzo dei tassi (se non quest’anno, l’anno prossimo), per avviare un cambio di direzione negli spostamenti di immensi flussi di capitali. Dove stanno andando ora?

 

Difficile dirlo, perché tutto è libero di muoversi nella totale discrezione dei gestori dei fondi e dei financial managers di tutte le banche e agenzie finanziarie del mondo. E tutto è ormai pressochè totalmente fuori dal controllo dei governi dei singoli paesi.

 

L’unica cosa prevedibile con certezza è che una bolla (finanziaria) di dimensioni colossali si sta già formando, e che superate certe dimensioni finirà col scoppiare.

 

Belle le bolle, peccato che scoppiano!

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