Arresto Micalizzi: i contorni sfocati di un caso oscuro - di Fabrizio Fiorini

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Chi è Alberto Micalizzi? Innanzitutto un ricercatore universitario di livello internazionale che ha prestato servizio presso l’Università Bocconi di Milano e l’Imperial College di Londra, un autore di decine di pubblicazioni su riviste, giornali e testi specialistici, un consulente finanziario che ha lavorato per numerose società internazionali.
E’ anche il fondatore dello IASSEM (Istituto di Alti Studi sulla Sovranità Economica e Monetaria), un esperto di monete complementari, un ricercatore che ha compreso e individuato la scaturigine della crisi economica e sociale nel meccanismo debitorio dell’emissione monetaria.
E’ sicuramente un uomo che, pur nell’interno della pancia del mostro, quel mondo accademico e quel mondo finanziario così ostili alla dissidenza nei loro confronti, così ligi nella volontà di conservazione dello status quo eurocratico,  si è ostinatamente e coraggiosamente battuto per l’affermazione di tesi “eretiche”, scomode, coraggiose, che in un contesto di grigia uniformità si distinguono sia per rigore scientifico che per spregiudicatezza.
Le disavventure giudiziarie, per Alberto Micalizzi, sono cominciate da tempo. Correva l’anno 2009 quando il “Serious Fraud Office” londinese, su denuncia della banca nipponica Nomura, indagò il suo operato di gestione di fondi nel turbolento periodo che seguì, dal settembre 2008, il fallimento della banca Lehman Brothers. Nel torbido contesto in cui era la stessa banca del Sol Levante a voler coprire le proprie responsabilità e i propri intenti di profitto nel “crack” finanziario che passò alla storia recente, dopo un anno di investigazioni, fu lo stesso ufficio britannico di indagine sulle frodi ad archiviare il procedimento a suo carico.
Ma oramai il sasso era stato gettato, e la diffamazione mediatica scaldava i motori. Fu quindi nel 2011 che, nonostante la chiusura del caso che lo riguardava da parte delle autorità inglesi, la Procura di Milano aprì un inchiesta sul Micalizzi per truffa. Alle pressioni della magistratura meneghina si unì, contestualmente, quella di investitori del mondo della finanza che si tramutò, a detta dello stesso Micalizzi il quale si dice in possesso di prove documentali, in minacce verbali e scritte a lui dirette.
Le indagini, condotte dal sostituto procuratore Tiziana Siciliano e dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, si sono evolute nel suo arresto, avvenuto il 21 maggio scorso. Tanto pesanti sono la accuse rivolte al professor Micalizzi, quanto “illustri” sono i nomi dei sedicenti truffati: da Ubi Banca a JP Morgan, da Fiduciaria Orefici alla Pirelli, dalla Indipendent Global Managers alla stessa banca Nomura.   
La stampa e i “blogger”, come purtroppo spesso accade, emettono il loro giudizio prima dei tribunali: viene rispolverato l’ignominioso appellativo di “Madoff della Bocconi”, al quale si aggiunge ben presto quello di “prof delle frodi”.
Perché delle imputazioni talmente gravi in quadro generale così fumoso, intricato e affatto chiaro nella stessa formulazione delle accuse? Perché delle misure restrittive così repentine anche di fronte allo spirito di collaborazione dell’indagato con gli inquirenti e anche dinanzi ai tanti aspetti poco limpidi di molta della “controparte” nella vicenda? Perché un simile accanimento mediatico, una così mirata e incisiva diffamazione?
E’ lo stesso Micalizzi, dalle pagine del suo sito, a sollevare dubbi e a ipotizzare una risposta a queste domande individuandola nella sua esposizione nei confronti di “poteri forti” e di banche internazionali. E’ solo delle scorse settimane, ad esempio, la denuncia consegnata dall’Istituto di studi sulla sovranità economica e monetaria di cui è fondatore alla procura generale presso la Corte dei Conti contro le principali agenzie di “rating” (S&P, Moody’s e Fitch), accusate di aver commesso manipolazioni di mercato finalizzate al danneggiamento della pubblica amministrazione e del sistema economico nazionale nel suo complesso. Recenti anche gli studi e le ricerche del professor Micalizzi sulle monete complementari, sull’indipendenza della banca centrale e sulla stessa natura debitoria che caratterizza l’emissione monetaria, ricerche condotte con l’esplicita finalità di individuare le vere cause che determinano la dissoluzione della sovranità politica ed economica della nazione.
Chi non gradisce gli studi di Alberto Micalizzi? In attesa che la giustizia riesca, auspicabilmente, a districare la complessa vicenda, il “dubbio” sulla genuinità del quadro accusatorio e sulle sue origini è quantomeno d’obbligo.  
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