Negozi: uno apre … due chiudono

Pubblicato il da IL Grande Inganno

Non si ferma la drammatica escalation, se escludiamo i sabati e le domeniche in questi primi 5 mesi del 2014 hanno chiuso più di 1000 negozi al giorno! Ridicolo poi dire che il fenomeno è numericamente in rallentamento, certo, negozi aperti ce ne son sempre di meno!
Ormai le attività “marginali” hanno chiuso da tempo, ora stanno abbassando la saracinesca anche negozi “storici” che avevano resistito ai tanti momenti di crisi che la nostra economia ha vissuto nel dopoguerra, non alla soffocante pressione fiscale che oggi opprime chi vuol fare attività in proprio.
Continuano a chiudere bar, negozi e ristoranti. È quanto rivela l’Osservatorio Confcommercio, secondo cui per ogni nuovo esercizio ne chiudono due. Nei primi cinque mesi dell’anno il numero di imprese del terziario di mercato che cessano l’attività continua a essere superiore a quello delle nuove iscrizioni.
Numeri allarmanti anche se sottolinea la Confcommercio “l’emorragia” sta rallentando, come spiegano i dati. Le aperture sono state 57.599 e le chiusure 110.315, un saldo negativo ma in leggero rallentamento rispetto all’anno scorso: -52.716 unità contro -55.815 dei primi 5 mesi del 2013.
La situazione più grave si registra nelle regioni meridionali, dove si concentra quasi un terzo delle chiusure complessive. All’abbassarsi delle saracinesche fa riscontro però la tenuta del commercio ambulante che continua il suo trend espansivo: 7.043 iscrizioni contro le 6.433 dell’anno precedente, con un saldo di -604 contro -1.376 di gennaio-maggio 2013.
”Questi dati confermano, da un lato, il persistere di una fase di debolezza del ciclo economico e l’assenza di concreti e significativi segnali di ripartenza – spiega la Confcommercio- dall’altro, evidenziano come le imprese di questo comparto, nonostante le difficoltà legate ad una domanda interna stagnante, all’elevata pressione fiscale, a un limitato accesso al credito, ai mancati pagamenti dei debiti della P.A., riescono a contenere gli effetti del protrarsi della crisi”.
A questa performance fanno eccezione appunto le attività di alloggio e ristorazione, le uniche all’interno del comparto a registrare un peggioramento del saldo, passato da -7.612 a -7.752.

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